07 novembre, 2019

La Corte boccia la radiazione dell'assessore emiliano-romagnolo alla sanità (comunicato)

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Apprendiamo dai giornali che la Corte costituzionale ha accolto il ricorso della Regione Emilia Romagna contro il provvedimento di radiazione comminato all'assessore alla sanità dall'Ordine dei medici di Bologna. Secondo il Consiglio disciplinare dell'Ordine, l'assessore Venturi sarebbe venuto meno ai suoi doveri deontologici di medico sottoscrivendo nel 2016 una delibera regionale in cui si autorizzava la presenza del solo personale infermieristico a bordo delle ambulanze.

L'associazione Eunoè non può entrare nel merito giuridico della decisione, ma in punto di metodo osserva che la Corte, secondo quanto anticipato, avrebbe giudicato illegittimo il provvedimento perché l'atto sanzionato sarebbe di natura politica e non direttamente connesso all'attività, o comunque alla condizione di medico di Venturi.

In ciò sembra affermarsi implicitamente l'autosufficienza dell'istanza amministrativa rispetto a quella scientifica, medica e deontologica, se non addirittura il suo primato. Ci duole che ciò avvenga quando si tratta di avallare una misura così chiaramente lesiva della qualità dell'assistenza sanitaria, e quindi della salute pubblica. L'associazione Eunoè ritiene che, nel richiamare il proprio associato, il Consiglio dell'Ordine abbia agito non solo nell'interesse dei pazienti e dei sanitari rimarcando l'importanza di un'assistenza qualificata fin dal primissimo soccorso, ma anche nel pieno riconoscimento della responsabilità etica e civile della figura del medico, che resta tale anche una volta dismesso il camice.

Mentre esponenti politici e persino ministri ripetono che la politica deve «abbassare le bandierine» quando «parla la scienza», oggi scopriamo che se si tratta invece di ridurre la qualità dell'assistenza per ragioni neanche politiche, ma di budget, allora è lecito fare il contrario. Che il «primato della scienza» e della buona pratica è tale solo in casi selezionati, secondo criteri che non sono evidentemente quelli auspicati dai cittadini. Riteniamo che questa contraddizione debba stimolare una riflessione sui ruoli di scienza e politica nel perseguire obiettivi democraticamente condivisi, nell'interesse dei cittadini e senza promuovere confusioni strumentali tra i due domini, come auspichiamo nel Manifesto per la scienza.